Corso di cucina

Lo scorso inverno, in uno speciale venerdì sera da festeggiare, a poco più di mezz’ora d’auto da Milano, arrivo in questa stradina, a metà c’è un cancello aperto, con in cima due grilli in ferro battuto.
Qualche lucina fuori ad accogliere gli ospiti, il giardino è infreddolito dalla brina e dalla neve, ma dalle finestre si percepisce già il calore dell’interno.
Un ingresso accogliente con un grande tavolo, una libreria e un piccolo bar, fa strada alle sale, intime, silenziose, cortesi.
Un cameriere giovanissimo, serio e preparato, con una timidezza accennata che genera subito empatia, arriva a prendere le ordinazioni.
Si fa fatica a scegliere tra tutte le proposte di cibo e di vino, ma una volta superata l’indecisione ci si rilassa in un incanto, perché tutti i piatti sono preparati con amore e passione, la passione per la cucina vera, genuina, fatta di ingredienti realmente buoni scelti non per stupire, ma per coccolare l’ospite.
A metà serata ho la fortuna di conoscere Antonio, il proprietario, il gestore, lo chef del ristorante, di cui da subito mi ha colpito lo sguardo: perché basta guardarlo negli occhi per essere contagiati dall’entusiasmo per quello che fa e per essere avvolti dalla pace che è capace di trasmettere a chi lo va a trovare.
Così, quando questo inverno mi è arrivata una mail dall’oggetto “A Natale regala un corso di cucina” alla domanda “Che dici?” ho risposto “Ma insegna Occhibelli?” e alla frase “Occhibelli, sì. Ti Piacerebbe?” non ho avuto dubbio alcuno.
4 lezioni, 4 martedì sera, e una dozzina di persone di cui non ricordo un nome, ma di cui ho impressi in mente i sorrisi.
Abbiamo cucinato piatti semplici da replicare, ma gustosi e golosi come lo strudel di radicchio, sedano rapa, mele e noci.
Abbiamo impastato assieme pan brioche, ravioli, pasta frolla e sfoglia.
Abbiamo preparato dolci che avevano un rassicurante gusto antico come il budino di mele renette.
Abbiamo imparato a preparare una cena intera dall’antipasto al dolce in poco più di un’oretta per godere della convivialità del pasto.
Io personalmente ho imparato soprattutto tante nuove possibilità di accogliere con un piatto caldo e un sorriso le persone a cui voglio bene, perché si sentano a casa e abbiano desiderio di tornare al più presto.
Come succede a me ogni volta che ceno qui, e all’uscita dico “quando ci torniamo al Grillo”?

http://www.ristorantegrillo.it/it/

Altri articoli

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply