Dell’amore e dei tavoli traballanti

Tempo fa mi sono registrata a una newsletter che puntuale, ogni mattina, mi manda un messaggio per stimolarmi a riflettere su me stessa, a fare meglio, a mettercela tutta.

A volte, al suo interno, ci sono delle frasi che mi rimbombano in testa fino a sera…come oggi.

“Per amare qualcuno è necessario accettare di essere vulnerabili”

“Perché, per quanto le nostre difese siano forti, non possono proteggerci dal sentire dolore per le persone che amiamo. Per quei pezzi del nostro cuore che vanno in giro nel mondo senza di noi”

“Vale la pena isolarsi per essere al sicuro?”

E così, oggi, mi sono ritrovata a pensare all’amore che mi circonda e da cui sono circondata.

Ma soprattutto a come ci sono arrivata. “La vita ha uno strano modo di sistemare le cose” ho letto un giorno, e per me ci ha, indubbiamente, pensato la vita.

Un mio punto debole è la lontananza, la paura che la lontananza si trasformi in abbandono, in dimenticanza, in perdita. La lontananza, nella mia testa, è sempre stato un tarlo che minava la stabilità e l’equilibrio, due aspetti che ho sempre ritenuto necessari nella mia vita.

Ma se mi guardo attorno oggi, la lontananza è il tratto comune dei miei amori più grandi.

La lontananza è mia figlia, che puntualmente, ogni settimana, saluto per periodi più o meno lunghi: quelli in cui sta col padre. A volte, quando lei è via, annuso i suoi golf mentre li piego, oppure mi siedo nella sua stanza silenziosa e calma, o ordino litri di latte al cioccolato in attesa del suo ritorno. E adesso, quando la vado a prendere a scuola, è bellissimo vederla che mi corre incontro, mi abbraccia stretta stretta con gli occhietti lucidi e mi dice “mi sei mancata tanto”.

La lontananza è una delle mie più care amiche, che vive in Svizzera da qualche anno, e che quando torna mi stringe forte forte e io sento il suo respiro, unico, profondo, liberatorio. Poi ci sediamo davanti a un bicchiere di vino e chiacchieriamo voraci per approfittare di ogni singolo istante, e ridiamo a bocca aperta, e ci sorridiamo con gli occhi, sapendo che se anche dovremo risalutarci da lì a poco, per quelle poche ore ci siamo solo io e lei.

La lontananza è il mio compagno, il mio miglior amico, il mio sostegno. I primi anni, quando ancora non conosceva Carolina, ci siamo visti a giorni alterni. Poi, quando ancora non conoscevo la sua famiglia, a weekend alterni andava da loro in Toscana. E adesso, che finalmente viviamo assieme tutti e tre, e che la sua famiglia mi ha accolta a braccia aperte, arriva un nuovo lavoro che lo porterà, sembra, lontano a momenti alterni.

Ma è grazie a lui che sono dove sono adesso. Ha baciato con tenerezza tutte le mie fragilità, mi ha permesso, con pazienza e amore, di mostrarmi indifesa, di esprimere il timore di essere inadeguata, di raccontargli la paura della perdita.

E, tenendomi stretta, giorno dopo giorno, mi ha insegnato che i pezzi del nostro cuore che vanno in giro nel mondo senza di noi, non per questo ci amano meno.

Quando ho i miei momenti di difficoltà, mi guarda e mi ripete che devo andare avanti, forte, solida, risoluta, perché attorno a me c’è tanto amore e io devo solo godermelo tutto ed esserne felice.

Ed è soprattutto grazie al suo amore che oggi mi sento forte, solida e risoluta.

Ogni volta che usciamo, che sia una colazione al bar, un pranzo, una cena, a Milano, nei nostri viaggi, ogni volta che ci sediamo a un tavolino, questo, puntualmente, per uno strano scherzo del destino, traballa. Il primo dei due che se ne accorge chiama l’altro, prende il tavolino con due mani, lo muove, e a quel punto ci sorridiamo, condividendo questa piccola magia che ci accompagna nelle nostre uscite.

Ed è come se la vita mi dicesse “ricordati che ci sarà sempre qualcosa che traballerà, che a volte ti sembrerà di perdere l’equilibrio, capiterà che ti sentirai poco solida, ma se riuscirai a sorridere e a guardare davanti a te, troverai in chi ami la forza di sentire che andrà tutto bene”

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